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La guerra entra in casa di Damiano Rizzi il 9 luglio 2013, quando sua madre lo chiama per dirgli che sua sorella Tiziana è stata uccisa da suo marito.

Guarda l’intervista a Damiano Rizzi e Vauro

Donna Moderna

In un libro appena uscito Damiano Rizzi racconta le violenze che ha visto in tanti Paesi del mondo. E poi la più tragica, qui in Italia: la morte della sorella per mano del marito.

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Corriere della Sera

Per parlare di femminicidio e di violenza sulle donne ancora oggi si usano termini come “delitti d’impeto”, “momento di follia”, “raptus”. Ma il loro vero nome è “delitti annunciati”.

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ANTEPRIMA

Un brano della prefazione di Serena Dandini

Quando ho finito di leggere il libro di Damiano Rizzi ho subito pensato che avesse un grande valore simbolico. Che cogliesse non solo gli aspetti pratici ma anche la questione filosofica di questo dramma. In questo libro c’è il contrasto netto tra la sua sensibilità di uomo – tanto è vero che il suo lavoro è proprio portare conforto in Paesi “dimenticati” e sconvolti dalla guerra – e la consapevolezza di non essersi accorto, non è certo scontato, che in corso c’era un altra guerra vicino, anzi dentro a casa sua. Questo libro è – drammaticamente – la fotografia del presente.

Il femminicidio e la violenza sulle donne sono eventi che – nonostante il tempo che è passato e tutti i cambiamenti nella nostra società – definiamo ancora come delitti d’impeto, il momento di follia, il “raptus”. Purtroppo invece sono quasi sempre dei delitti annunciati, figli della mentalità patriarcale di cui è intriso tutto il nostro Paese. Lo dicono le statistiche. Gli assassini non sono quelli che forse l’ignoranza ci faceva additare: persone poco istruite, in condizioni economiche poco agiate, migranti. Sono invece persone colte e meno colte, di età e provenienza geografica diversa, giovani o vecchi, del Nord e del Sud, che in comune hanno una concezione della donna come un oggetto di possesso a cui si può comandare: tanto che se una donna non risponde più agli “ordini” o vuole una vita propria non ha più diritto di esistere. Si può uccidere.

La farfalla che deve vivere di Vauro Senesi

Il logo di “Tiziana Vive” è nato d’impulso.
Purtroppo la sua genesi è legata a un’esperienza dolorosa come quella di Damiano: la notizia della morte di Tiziana mi ha raggiunto in circostanze particolari. Quel giorno dovevamo vederci, avevamo un appuntamento, a Roma. La mattina, guardando il telegiornale, quel “titolo” mi colpì, ma in modo relativo. Non avevo fatto il collegamento. Poi mi arrivò un SMS. Il messaggio di Damiano era tanto semplice quanto drammatico. “Sto tornando dai miei perché suo marito ha ucciso Tiziana”. Adesso che era al di qua del teleschermo, la notizia invece mi era “venuta addosso”, come tutte le cose che colpiscono la sfera affettiva e dell’amicizia.
Quel disegno è stato fatto sull’onda di questa difficile emozione e ha un significato plurimo.
La farfalla è la bellezza, è la “leggerezza” del vivere, è la fantasia. Soprattutto è la femminilità in tutto il suo splendore e – purtroppo – in tutta la sua fragilità. Una fragilità oggettiva, perché basta uno spillo per trafiggerla e bloccarla. Questo atto atroce non è però solo un delitto ma soprattutto un atto proprietario, come quello che fa il collezionista: è il delirio di volersi impossessare di quella bellezza e di renderla “ferma”, come è la morte. La sagoma della farfalla è rossa come il sangue, tanto che le sue ali potrebbero essere viste anche come chiazze.
So che è crudo, ma nel realizzarla pensavo a questo orribile meccanismo che prevarica le donne. A quanta bellezza, intelligenza, libertà, che sono costati secoli di lotte e di movimento – in senso culturale e letterale – può essere distrutta in un istante. Con uno spillo.
La sacrosanta autodeterminazione delle donne spesso ha proprio questo solo limite: la brutalità e la forza fisica del “maschio”, quella rivalsa che scatta attraverso chi sa quali corde e portati di ignoranza e incapacità. C’è chi ci vede un amore esasperato. Ma non c’è alcun amore nell’uccidere e – se pure è importante “capire” i motivi – non devono mai e poi mai diventare giustificazioni.
La farfalla – infine – è nata in quel momento perché Damiano ha scelto invece generosamente di non rendere proprietario un suo dramma privato, ma di condividerlo, per fare sì che non succeda più, che nessuno possa fermare, con uno spillo, la bellezza.

Tiziana Vive – Chi siamo

L’associazione

A seguito di un drammatico episodio di femminicidio, un gruppo di individui amici di Tiziana ha creato una Associazione Culturale denominata “Tiziana Vive” ONLUS per ricordare Tiziana, una giovane mamma di 36 anni atrocemente uccisa dal marito in ambito domestico. Lo scopo dell’Associazione è realizzare progetti e attività volti a contrastare il fenomeno della violenza di genere e di qualsiasi altra natura essa sia. L’associazione vuole, in particolar modo occuparsi della violenza verso le donne e i loro bambini, per la promozione del benessere nelle relazioni.

La rete di Enti e individui

A questa idea hanno aderito Enti quali Soleterre, Fondazione Pangea, Amici dei Bambini, Altreconomia e L’Isola che non c’è allo scopo di mettere insieme strutture e professionalità in grado di reagire alla violenza contro donne e bambini. Per aderire basta condividerne gli scopi e supportare la rete attraverso competenze professionali, progetti o risorse.

Vision

La salute è uno stato di benessere psico fisico. L’obiettivo principale è quello di portare alla luce e dar voce a una richiesta di aiuto psicologico che spesso rimane silente. Per questo proponiamo l’apertura di spazi di ascolto, per imparare a leggere le caratteristiche individuali, le dinamiche familiari e i fattori contestuali alla base di tante problematiche che rischiano di tradursi un fenomeni poi impossibili da recuperare.

Le istituzioni che hanno il compito di garantire la salute dei cittadini, devono agire in modo serio e programmato con azioni finalizzate a un aumento della qualità della vita nei territori governati. I luoghi dove si trovano gli studi del medico di base, i pediatri e le farmacie devono diventare dei veri e propri centri di salute territoriale con la presenza dello psicologo almeno due volte alla settimana.

Mission

Promuovere e sostenere le relazioni famigliari ed extra familiari finalizzate alla piena realizzazione degli individui. Sostenere psicologicamente e legalmente le vittime di violenza, i loro figli e le famiglie attraverso la promozione dell’adozione di un approccio basato sulla giustizia riparativa che affianchi il sistema formale di giustizia, in un’ottica di prevenzione della violenza e costruzione della pace.

L’incipit del libro

Il prima e il dopo

Roma, 9 luglio 2013
Sono le 5.00 del mattino.
Il telefonino suona. Mi sveglio.
Non sono nel mio letto. Sono a Roma per salvare il mondo. Anzi, sto tramando per il bene del mondo. La Ong di cui sono presidente si chiama Soleterre, è nata 11 anni prima. Io lavoro per curare e salvare persone che non conosco e forse non conoscerò mai. Non si fa il cooperante perché si conosce un individuo, ma perché si ha ben saldo un principio. Il rispetto per la propria vita passa per il rispetto della vita degli altri e dei loro diritti.
I diritti umani vanno applicati ovunque nello stesso modo, perché se no da diritti si trasformano in privilegi. E chi non ha diritti muore. Questo penso.
Mi curo di esseri umani che non hanno nulla, spesso nemmeno un nome. Sono qui per questo, eppure dormo nel quartiere Prati, ho un appuntamento in RAI di primo mattino, dove la città eterna è un negozio aperto. Luci di insegne Zara, Tezenis, Energie, Tommy Hilfiger, Foot Locker…

Ma nella stanza è buio e il telefono insiste. La suoneria è un’antica canzone partigiana “Guardali negli occhi”, ripresa dai CSI, “Il bersagliere ha cento penne… e l’alpino ne ha una sola, il partigiano ne ha nessuna e sta sui monti a guerreggiar”.
Questa suoneria l’avevo messa sul mio telefono in memoria della mia prima laurea in Scienze politiche. La suoneria mi ricordava quella canzone cantata stonata con altri ragazzi, un po’ con paura un po’ con fierezza. Prima e dopo la laurea era uno spartiacque. Ma questa telefonata era il crinale un prima e un dopo ancora più forte. Perché, se qualcuno ti chiama alle 5 del mattino è successo un fatto drammatico, non c’è dubbio.

Guardo il numero. È mia madre. Mi metto seduto.

Quando stai dormendo c’è una parte di te che non sta vigilando sulla realtà. Poi un suono, un gesto, una carezza o una mano ti avverte che è successo qualcosa. Ma non è la coscienza ancora, è solo uno stimolo animale, una risposta al pericolo.
Pronto? Mia madre mi chiama alle 5 del mattino. È successo qualcosa. A chi? A lei?

Chiedo “che cosa”. Mia madre me lo dice. Le chiedo dov’è. Con chi è. Mi preoccupo di lei. C’è qualcuno con te? Sei seduta? Sei al sicuro?
Mi dice: “Tu non ci sei. Vieni subito. Abbiamo bisogno di te”.
Sono in piedi.

L’indice

Prefazione
Le storie preziose non hanno genere
di Serena Dandini

Premessa
Il prima e il dopo

Capitolo 1
Come iniziò tutto e le guerre lontane

Capitolo 2
Bosnia e Kosovo. La guerra umanitaria

Capitolo 3
Soleterre e la coperta corta del Marocco

Capitolo 4
Costa d’Avorio. La guerra postcoloniale

Capitolo 5
Sierra Leone. La guerra dei diamanti

Capitolo 6
Repubblica Democratica del Congo e Repubblica Centrafricana. La guerra per le risorse

Capitolo 7
Ucraina. La guerra invisibile

Capitolo 8
El Salvador e Guatemala. Le donne nelle guerre

Capitolo 9
La guerra a casa

Capitolo 10
La guerra dentro di noi

Cronologia delle guerre

Conclusione
“Tiziana Vive”: la via d’uscita

Scheda “Tiziana Vive Onlus”

Italia, 2014
La guerra non dichiarata, il femminicidio
di Simona Lanzoni, vicepresidente di Fondazione Pangea

Parole in volo
La farfalla che deve vivere
di Vauro Senesi

Bibliografia e sitografia

Indice delle fotografie

L’autore

Ringraziamenti

IL DECALOGO

• Sento che il mio rapporto di coppia non è paritario? Il mio partner cerca di prevaricarmi o dominarmi,
sia a parole che con le azioni?
• I suoi sogni e progetti sono sempre più importanti dei miei?
• Non mi rispetta e mi denigra anche davanti agli altri?
• Giudica negativamente e offensivamente i miei amici e familiari? Cerca di isolarmi da loro?
• È eccessivamente geloso? Mi controlla? A volte mi sento come “soffocare”?
• Diventa improvvisamente violento e poi si comporta come nulla fosse successo?
• Cerca di darmene la colpa?
• Mi è capitato spesso di “coprire” il suo comportamento facendolo apparire
migliore di quanto sia in realtà?
• I miei comportamenti risultano ai suoi occhi provocatori?
• Tutto questo succede anche davanti ai bambini?

SE HAI RISPOSTO “SI”, PER TE O PER QUALCUNO CHE CONOSCI, NON SOTTOVALUTARE IL PERICOLO
CHE TU E LE PERSONE A TE VICINE STATE VIVENDO

L’autore

Damiano Rizzi (Milano, 1972) è laureato in Scienze Politiche e in Scienze Psicologiche, è fondatore e presidente di Soleterre, una Ong la cui missione è innalzare gli standard di vita dei poveri della terra nei luoghi dimenticati, le “terre sole” (www.soleterre.org). Ha coordinato progetti di sviluppo umano in 15 diversi Paesi del Sud del mondo. Per le iniziative a favore dei bambini poveri e malati di cancro in Ucraina ha ricevuto con l’associazione Soleterre, la Targa d’Argento della Presidenza della Repubblica italiana. Nel 2013 ha fondato con altre persone l’associazione “Tiziana Vive”, rete contro la violenza nei confronti di donne e bambini.

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